Casa del Manzoni
Edifici per attività culturali e ricreative - Musei ed edifici per esposizioni
Michele De Lucchi
2014, luglio
2015, giugno
2015, ottobre
  Inaugurazione: 6 ottobre 2015
Milano (Italia), via Morone 1
Intesa Sanpaolo
Ediltecno Restauri
Gasparoli (impresa di restauro)
Riva 1920 (arredi e teche su disegno)
Paolo Castelli spa (arredi)
Erco spa (apparecchi illuminanti)
Enrico Colombo spa (impianti)
Sp_Systema (allestimento museografico (Piccin Arte) e realizzazione grafica)
Rossi Restauri (restauro opere d’arte)
Open Care (restauro arredi storici)
R. Bianchi, Così ho restaurato la casa di Alessandro Manzoni, “AD” n. 418 marzo 2016, p. 201-205
1.326 mq lordi (di cui: piano terra 663 mq; primo piano 663 mq) 
Progetto: Michele De Lucchi
Collaboratori di progetto: Alberto Bianchi (responsabile di progetto), Simona Agabio e Federica Iula.

Servizi aMDL
Progetto Architettonico Preliminare, Definitivo, Esecutivo e Direzione Artistica. Progetto di Allestimento Museale. Progetto di Illuminazione. Progetto Grafico di Comunicazione esterna e interna.

Casa Manzoni ospita un percorso museale atto a valorizzare il ricordo del grande scrittore. Nelle diverse sale al piano terra e al primo piano si espongono le testimonianze della vita del Manzoni, della sua famiglia e dell’iconografia dei Promessi Sposi. Il progetto ha previsto il restauro della facciata esterna, della corte interna e delle sale del piano terra e del primo piano, nonché l'allestimento museografico delle opere alle pareti e dei manoscritti nelle teche. L’intervento presenta al visitatore gli  ambienti originali vissuti da Alessandro Manzoni, come si presentavano all’epoca, spogliati da tutti gli interventi che nel tempo si sono succeduti.
Nella Milano segreta e misconosciuta c’è un cortile sul quale affacciano numerosi palazzi con grandi storie da raccontare. È un isolato racchiuso tra Piazza della Scala, Via Manzoni, Via Morone, Piazza Belgioioso e via degli Omenoni. C’è Palazzo Antona Traversi (1829), Palazzo Brentani Greppi (1835), Palazzo Beltrami, Banca Commerciale Italiana (1927), Casa degli Omenoni (1565) e, incastonata nella piazza di fronte a Palazzo Belgioioso, c’è Casa Manzoni.
Il fronte principale si affaccia su piazza Belgioioso. Strana piazza, lunga e stretta e senza un centro, con grandi palazzoni classici e neoclassici. É una facciata molto ricca con decorazioni in terracotta, una scansione regolare di 5 aperture per piano e finestre tutte uguali. Solo quelle al piano nobile hanno una cresta decorata con volute e uno scudetto centrale. Le decorazioni in terracotta sono molto lombarde e dovevano essere molto moderne, così eclettiche, nell’epoca del neoclassicismo imperante. 
Il grande portone al centro dà direttamente in casa e fa pensare a un ingresso poco usato, con un atrio così piccolo e un corridoio stretto e buio non direttamente collegato con gli assi centrali della casa. Probabilmente era usato per le visite personali del Manzoni, quando non riguardavano la sua grande famiglia. È un portone in legno e ottone, molto elaborato con stilemi di diversa provenienza. Il balcone sovrastante monumentalizza la facciata e funge da tettoia di protezione. Il progetto della facciata è di Andrea Boni. L’ha voluta Manzoni stesso nel 1863 e si era resa necessaria perché quel fronte doveva essere particolarmente degradato.
Il vero portone, quello originale e quello usato quotidianamente, è in via Morone, una bella e tipica via milanese, con andamento dolcemente sinuoso, calda e accogliente con negozi e tante piccole vetrine. È anche questo un portone ottocentesco ancora più elegante perché più discreto e autentico. Dà accesso al cortile e impernia in un unico asse tutto il fabbricato.
Tutta la casa gira attorno al cortile acciottolato. Ha miracolosamente preservato l’atmosfera ottocentesca, con i portici contrapposti, le semplici colonne in granito e solai con grosse travi in legno. Doveva questo essere il cuore vitale della casa, usato per i cavalli e i calessi e sempre con qualcuno indaffarato. Le finestre dei due piani sovrastanti sono alte e strette, sembrano sistemate a caso e hanno gelosie dipinte. La vite canadese presto riprenderà vigore.
Lo scalone è probabilmente l’elemento che più è rimasto intatto. Uno scalone monumentale, con la bella ringhiera e il lampioncino in bronzo, a candelabro, con il putto che illumina l’androne da posizione centrale. Le pareti sono in marmo scuro dipinto su gesso e prendono luce da una larga vetrata sul tetto. È stato necessario un intervento di restauro conservativo perché nel tempo le murature si erano annerite e una perdita da un pluviale aveva ammuffito l’intonaco.
Questa casa ha avuto molte traversie, qualche proprietario sensibile alla memoria e qualche altro del tutto disinteressato. Il primo piano oggi è stato dedicato al racconto del Manzoni, della sua epoca, della sua famiglia, dei suoi Promessi Sposi. La cura dei materiali e la disposizione delle opere è del professor Fernando Mazzocca, che ha ideato e curato l’esposizione e che mi ha raccontato tutto quello che non sapevo sul Manzoni.
Le sale sono state restaurate cercando ovunque le tracce dei decori originali. È tornato alla luce un ambiente caldo e domestico che, seppur compromesso dalle manomissioni, aiuta a immaginare il gusto, il carattere e lo stile della grande famiglia. In queste stanze Giulia Beccaria si prendeva cura degli interessi della famiglia, i nove bambini di Enrichetta giocavano a mosca cieca e probabilmente Alessandro Manzoni li guardava sorridendo.
La sua stanza e il letto di morte sono struggenti nella loro modestia e semplicità. L’umile pavimento di cotto, il piccolo letto nell’angolo, le seggioline, il tavolino, gli stipetti contro le pareti si perdono nel vasto spazio vuoto e la stanza rimane spoglia e ascetica. In questa stanza Alessandro Manzoni si è ritirato dopo la morte di Teresa Stampa, la seconda moglie. Si affaccia sul giardino e la vista dalle finestre doveva restituirgli un po’ di serenità. Oltre alle due mogli, ben sette dei suoi nove figli non gli sono sopravvissuti.
Le finestre sul retro del palazzo affacciano sul bel giardino che Manzoni curava personalmente. Era un grande appassionato di botanica e dedicava molto tempo alla cura del giardino. Si vuole che la storica magnolia grandiflora sia stata impiantata dal Manzoni stesso. Ancora oggi ombreggia delicatamente la facciata, anche se non è più quella di 200 anni fa.
Lo studio del Manzoni è al piano di sotto, anch’esso con affaccio sull’amato giardino. È una stanza buia, progettata con evidente cura, con librerie compatte alle pareti. Camino e scrivania sono incassati in nicchie ad arco, una di fronte all’altra e danno ordine e simmetria alla stanza. La luce di giorno è la stessa che ispirava Manzoni nel lavoro quotidiano. Con questa luce sono nati i Promessi Sposi.
Il corridoio che unisce il cortile con il giardino è una meraviglia architettonica, un cannocchiale che inquadra in un unico asse il portone di ingresso, l’atrio e i portici. Permette di vedere il giardino in fondo direttamente da via Morone. In questa casa sono passati tanti ospiti illustri, Cavour, Verdi, Garibaldi. Simmetricamente rispetto all’entrata dello studio del Manzoni c’era la stanza-studio di Tommaso Grossi, grande amico. È bello immaginare i due amici al lavoro, in questo angolo della casa riparato dal vociare e dagli schiamazzi dei bambini. Oggi la stanza di Tommaso Grossi è dedicata a una esposizione di ritratti degli amici del Manzoni.
Il percorso di visita prevede un passaggio al primo piano. Si sale dal grande scalone e l’esposizione è allestita nelle stanze di quello che era l’appartamento principale. La prima sala è dedicata al racconto della famiglia e, oltre ai ritratti dei famigliari, è esposto uno struggente ricamo eseguito da Maria Antonietta, regina di Francia, poco prima di essere ghigliottinata. Nella stanza successiva sono poi esposti i ritratti costati tanta irritazione al Manzoni che non sopportava rimanere in posa. Nelle sale a seguire sono trattati temi quali l’iconografia dei Promessi Sposi, la biblioteca dei libri illustrati di Teresa Stampa (usati d’ispirazione per le prime pubblicazioni dei Promessi Sposi), la passione per la botanica e i luoghi frequentati più assiduamente.Nelle stanze verso Via Morone trova posto la Biblioteca del Tempo Presente e nelle altre sale potranno essere realizzate piccole esposizioni temporanee. Le vetrine sono quelle già presenti nel precedente allestimento. Sono state restaurate ed aggiornate tecnologicamente per l’illuminazione e la sicurezza.
Al piano terra invece, oltre allo studio del Manzoni e alla stanza di Tommaso Grossi, sono state ricavate delle sale per gli eventi, manifestazioni, attività culturali e anche pranzi, cene, incontri. Nella sala più grande, accessibile da ambedue gli ingressi, possono essere organizzate conferenze, lezioni, presentazioni di libri. All’ingresso è stato allestito uno spazio di benvenuto e accoglienza.
Al secondo piano c’è la sede del Centro Nazionale Studi Manzoniani. È presieduto dal professor Angelo Stella che è stato sempre presente durante tutte le fasi della ristrutturazione e che si occuperà del mantenimento della struttura museale. Casa Manzoni non è semplicemente una casa-museo. È il luogo dove si celebra la straordinaria figura di Alessandro Manzoni nell’insieme della sua opera  e del suo tempo.
Michele De Lucchi, ottobre 2015
   
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Fronte principale su piazza Belgioioso
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Portone d'ingresso
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Cortile interno
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Scalone monumentale
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Giardino sul retro del palazzo
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Sala 1 - La famiglia di Alessandro Manzoni
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Sala 2 - L'immagine di Alessandro Manzoni
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Sala 3 - L'iconografia dei Promessi Sposi
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Sala 4 - La biblioteca illustrata di Teresa Scarpa
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Sala 5 - La camera da letto di Alessandro Manzoni
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Sala 6 - Percorso bibliografico
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Sala 7 - Manzoni botanico
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Sala 8 - I luoghi del Manzoni
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Sala 10 - Lo studio di Alessandro Manzoni
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Bookshop
Ph. Mario Carrieri, fotografia digitale
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Michele De Lucchi, matita su carta
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Michele De Lucchi, matita su carta
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Michele De Lucchi, matita su lucido
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Michele De Lucchi, matita su carta
 
Casa del Manzoni, Intesa Sanpaolo, Milano (Italia), via Morone 1, 2014 - 2015
Michele De Lucchi, matita su lucido
 

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