Direzione artistica del Restauro del Palazzo delle Esposizioni, Roma
Edifici per attività culturali e ricreative - Musei ed edifici per esposizioni
Michele De Lucchi
Enrico Quell (capo progetto), Filippo Flego
2002
2007
2007
Roma (Italia), via Nazionale
Azienda Speciale Palaexpo
M. G. Filippi, Esposizioni a porte aperte, "Il Messaggero", 9 settembre 2007, p. 50
Il "nuovo" palazzo, "Riflessi" (Trenitalia), ottobre 2007
V. Piscitelli, L’arte a palazzo, “Ottagono”, novembre, pp. 16-23
2008
2008
A. Forlini Ochoa, Palazzo delle Esposizioni a Roma, "Solaria", n. 8, pp. 76-85

A. Abrizzese, M. De Lucchi, F. Galdo, Il Palazzo di Roma. Conversazione sulle esposizioni, Luca Sossella Editore, 2003
9.000 mq, di cui 4.500 mq espositivi
Lo Studio De Lucchi ha curato la direzione artistica, il progetto dell'illuminazione, il percorso espositivo, il sistema di arredi, gli uffici e la segnaletica.

In funzione del suo obiettivo di luogo di intrattenimento culturale, il Palazzo delle Esposizioni si dota di un impianto di servizi riadattando il piano terra a un uso commerciale con coffee shop, bookshop e merchandising, gallerie; riqualificando la sala teatro e la sala cinema al primo piano e ricostruendo la serra con un nuovo ristorante. Il grande numero di ingressi svela la nuova filosofia del palazzo che vuole essere un luogo aperto, disponibile ai più diversificati programmi.
È un edificio massiccio e imponente, centrato sulla simmetria creata dall’arco di trionfo che costituisce il volume di ingresso e ingentilisce il fronte: lungo le ali laterali un secondo corpo è sovrapposto a coronamento e i volumi sono rifiniti con una solida balaustrata chiusa. La composizione è molto controllata e rigorosa, secondo schemi di proporzioni classiche e, se non fosse per l’evocazione trionfalistica del corpo centrale, senza particolari slanci dinamici.
Non ha finestre e le grandi facciate sono decorate con alte lesene e ampie specchiature contribuendo al fascino e alla magia di questi, nonostante tutto, crudi muri che appaiono improvvisi sopra l’alta scalinata.
Nonostante sia stato costruito allo scopo di ospitare mostre, il Palazzo di via Nazionale non appare con evidenza come tale e l’unicità della tipologia architettonica non rende di immediata comprensione la sua funzionalità perché nel contesto romano è monumento non comune sia per l’aspetto che per la posizione in una via preminentemente commerciale, in pieno centro di Roma, dietro il Campidoglio, creata alla fine del 19° secolo per unire la Stazione Ferroviaria alla spianata dei Fori.
Il restauro architettonico è l’occasione per un riassetto strategico e funzionale degli spazi interni da destinare ad un uso di intrattenimento culturale più orientato verso il visitatore, per offrire un servizio aggiornato e attraente, obiettivo imprescindibile per un successo di affluenza delle manifestazioni.
Non è un edificio facile perché nella mentalità moderna l’imponenza della struttura è paralizzante: le dimensioni da cattedrale e la personalità dello stile e del decoro architettonico sovrastano la presenza delle opere che faticano a liberarsi del giogo di un Palazzo che invariabilmente risalta più delle opere stesse.
Inoltre la simmetria totale su tutti gli assi, disorienta il visitatore e omogeneizza il materiale in esposizione rendendo faticosa la comprensione di qualsiasi percorso espositivo: adottando l’impianto basilicale Piacentini ha involontariamente introdotto vincoli invisibili e forti, derivati dalle proporzioni auliche che non accettano mediazioni. La stessa griglia di riferimento nella pianta limita un uso libero e flessibile degli spazi, così come richiesto oggi dalle tipologie espositive di maggiore successo.
Alla luce di queste difficoltà e in funzione all’obiettivo di trasformare la tradizionale struttura espositiva in un luogo di intrattenimento, il Palazzo delle Esposizioni riadatta il piano a quota 0.00 ad uso commerciale con coffee shop, book shop, gallerie, inoltre, riqualifica la sala conferenze e la sala proiezioni al primo piano e ricostruisce la serra con un raffinato ristorante.
Le strutture espositive necessitano di servizi complementari perché la visita alle mostre non è più un mero percorso culturale e didattico ma è anche un occasione di svago e divertimento. I visitatori pretendono poter vivere la visita in modo raffinato e colto, piacevole, per approfittare di un tempo spesso rubato allo stress e alla fatica quotidiana. Il grande numero di ingressi svela questa nuova filosofia di un Palazzo che vuole essere un luogo aperto, disponibile ai più diversificati programmi.
Il progetto raccoglie tutte le innovazioni più sperimentate nel settore, soprattutto di carattere tecnologico in relazione agli impianti di riscaldamento e raffreddamento, di sicurezza e di illuminazione e di flessibilità allestitiva.
La sfida più grande è infatti dotare gli spazi espositivi di un assetto adatto e di una attrezzatura che coniughi l’esigenza di conservazione del Palazzo con la massima flessibilità d’uso.
Paradossalmente il monumento di Piacentini si neutralizza senza aggiungere muri o divisori di mascheramento, anzi togliendo ed evitando di ingombrare con elementi non necessari, riportando gli spazi ad una condizione di autenticità, costruendo quell’equilibrio delicato e difficile che definisce quanto è accettabile per accentuare la presenza delle opere senza entrare in competizione con il Palazzo.
L’ingresso principale, centrato naturalmente sotto l’Arco di Trionfo, è relativamente sacrificato rispetto alla grandiosità degli spazi a disposizione: l’androne è simmetrico e dai due lati si accede ai grandiosi ma disadorni atri delle scale che conducono esclusivamente al piano terra. I due grandi volumi liberi e aperti possono essere usati per esposizioni verticali di sicuro effetto.
La biglietteria è posizionata nella nicchia del lato destro dell’androne, anch’esso alto e decorato con lesene alle pareti e cassettoni al soffitto. Per promuovere le mostre e descrivere il Palazzo sono stati posizionati degli stendardi sopra-davanti al banco-biglietteria e delle directory di orientamento negli interspazi tra le colonne. L’illuminazione è diretta sui pannelli e sul pavimento ed è prodotta da quattro grappoli di fari orientabili.
La grande sala centrale è il vero cuore e essenza dell’edificio e rappresenta tutta la potenzialità espositiva del Palazzo. E’un Salone a doppia altezza con un grande occhio centrale che per molti anni è stato oscurato. La luce arriva direttamente dall’alto, è perfettamente zenitale e ben esprime il concetto mistico che il Piacentini voleva infondere nelle esposizioni. E’ una luce molto bella (ricorda il Panteon), ma al contempo molto rigida per la particolarità dell’effetto e per la difficoltà di modulazione della luminosità.
Il Salone centrale è in realtà anche un’area di svincolo per le sale espositive sia del primo che del secondo piano, dove la circolazione avviene nella balconata che affaccia il grande vuoto centrale.
A destra e sinistra del Salone si dispongono sei sale laterali: sono tre per parte e tutte lunghe e strette, molto alte e anch’esse con una luce zenitale che le percorre in lunghezza. Queste sale sono molto ariose nonostante la relativamente piccola dimensione in pianta e permettono di sistemare grandi opere che affacciano direttamente nel Salone centrale. La ridotta dimensione della manica espositiva le rende anche adatte a esposizioni di quadri o sculture di dimensione medio piccole, se inserite in un allestimento che ben
Il transetto è la sala che conduce dal grande Salone centrale alla sala nord ed è in tutto e per tutto paragonabile alle salette laterali avendo la stessa forma, le stesse aperture e le stesse proporzioni. Il transetto è forse la sala più difficile da allestire e come tale è quella che offre più opportunità di ospitare soluzioni di forte impatto visivo.
Sia nel transetto che nelle sale laterali è visibile con chiarezza l’intervento di Costantino Dardi che consiste in una scultura sottile ed esile applicata nei vuoti finestrati al centro delle volte a botte cassonate.
La struttura di Dardi è in tubolare metallico di sezione quadrata ed è stata disegnata con grande cura usando una matrice figurativa che rimanda chiaramente ad una precisa epoca dell’architettura italiana: questa è una opera significativa della seconda metà del XX secolo, di particolare significato perché molti di questi progetti sono rimasti su carta soprattutto in Italia.
Sono opere di architettura con particolare valore grafico, ottenuto combinando masse volumetriche di forte spessore a parti molto trasparenti ed eteree realizzate il più delle volte con tralicci in metallo. Nel contesto del Palazzo delle Esposizioni l’effetto filigranato è particolarmente riuscito proprio per il forte contrasto tra i poderosi muri del Piacentini.
La presenza di Dardi è oramai imprescindibile dalla identità del Palazzo e come tale l’intervento è stato preservato, e anzi migliorato, dove è stato possibile, come per esempio sul portone di ingresso, dove la qualità di esecuzione non è stata particolarmente curata e non appare all’altezza del significato simbolico dell’opera.
In corrispondenza degli scaloni sussistono due sale proiezioni simmetriche, che sono state riallestite con strumentazioni aggiornate risolvendo anche le difficoltà di visione e di ascolto legate alla forma lunga e sottile dei vani.
I due piani del Palazzo sono collegati attraverso i due scaloni monumentali, simmetrici rispetto il transetto di collegamento alla serra, e sono svincolati nella circolazione per permettere percorsi di accesso e uscita delle esposizioni al secondo piano.
Le sale superiori si affacciano tutte sulla balconata che circonda il grande vuoto della sala centrale e sono trattate a favore della massima flessibilità per gli allestimenti. Queste sale hanno un aspetto più moderno perché più proporzionate nell’estensione di pianta e altezza.
In questo secondo piano insistono anche gli uffici, in verità un po’ sacrificati dal rigore piacentiniano che anche per gli spazi di lavoro ha preteso una luce zenitale negando qualsiasi affaccio esterno.
Anche attraverso le sale del secondo piano è possibile accedere alla serra posteriore che ospita a questo livello la grande caffetteria vetrata disegnata dall’architetto Paolo Desideri.
Tutte le sale espositive sono state attrezzate per allestimenti di mostre di diversa natura ed è stata realizzata una controparete in cartongesso di quattro metri che neutralizza l’effetto decorativo classico del Piacentini.
Il sistema di illuminazione è probabilmente la parte che più caratterizza il recente intervento e consiste in una serie di soffittature sospese, sottili e lunghe, che ospitano le apparecchiature di illuminazione e gli apparati tecnici necessari alle esposizioni come rilevatori antincendio, componenti elettriche, diffusori sonori etc.
Queste contro-soffittature percorrono le sale nella loro lunghezza fornendo uno strumento quanto mai duttile e flessibile per l’illuminazione delle opere sia appese alle pareti che indipendenti. Nelle sale più prettamente espositive i contro-soffitti sono dotati di una apparecchiatura che le rende regolabili in altezza e sistemabili quindi nella posizione più appropriata, semplificando anche il problema dei puntamenti luminosi che è sempre molto delicato anche perché avviene nell’ultimo momento delle fasi allestitive che per ovvie ragioni è sempre il più critico.
I contro-soffitti mobili sono anche di facile gestione e manutenzione, argomento cruciale in una struttura espositiva contemporanea che necessita di totale e continua efficienza a bassi costi di gestione. I contro-soffitti mobili sono anche un interessante elemento architettonico che mitiga la sproporzione dell’altezza soprattutto nelle sale più piccole, segnando con la loro presenza un effetto di plafone che circoscrive con chiarezza lo spazio espositivo.
L’illuminazione è concepita sia per i servizi tecnici di base sia per gli effetti allestitivi più variati: i contro-soffitti mobili contengono quindi lampade fisse per l’illuminazione generale necessaria durante la fase di allestimento, di sorveglianza e di pulizia e blindosbarre necessarie per allestimenti con illuminazioni non modulate in distanze prefissate.
Un sistema architettonico esteso e complesso come questo necessità di una segnaletica interna lucida ed efficiente sia per organizzare l’uso del palazzo sia per orientare il visitatore nel percorso delle mostre.
A questo scopo la segnaletica distingue con evidenza le informazioni relative alla identificazione dei servizi, delle attività e delle offerte commerciali dalle comunicazioni inerenti le mostre e i programmi culturali.
Concludendo il Palazzo conserva il suo assetto di base che viene valorizzato dalle ristrutturazioni delle decorazioni, dei pavimenti, delle pareti e dei contro-soffitti: inoltre mantiene l’intervento di Dardi a testimonianza della storia e dell’importanza avuta nella vita cittadina nel secolo passato e al contempo si aggiorna per nuove esigenze espositive con strumentazioni flessibili, senza limitazioni di tipologia e di usi predefiniti.
L’intervento suggerisce ai futuri progetti di allestimento dei riferimenti per non cadere nei tranelli verso i quali spesso guidano gli stessi temi espositivi: sono stati indicati i percorsi preferenziali, le pareti e le aree di maggiore visibilità e importanza, ma soprattutto è stato studiato e predisposto un sistema di illuminazione unico e innovativo e la luce naturale è schermabile con varie sfumature.
Tutti questi elementi, al pari delle invisibili regole imposte dalla classicità dell’architettura originale, aggiungono argomenti discreti ma efficaci alla futura gestione del Palazzo, essendo stati regolati gli strumenti fisici e culturali a garanzia del successo del futuro funzionamento.
(Michele De Lucchi, febbraio 2007)
   
 
Direzione artistica del Restauro del Palazzo delle Esposizioni, Azienda Speciale Palaexpo, Roma (Italia), 2002 - 2007
Esterno
Ph. Alberto Novelli, fotografia digitale
 
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Spazio fontana
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Biglietteria
Ph. Alberto Novelli, fotografia digitale
 
Direzione artistica del Restauro del Palazzo delle Esposizioni, Azienda Speciale Palaexpo, Roma (Italia), 2002 - 2007
Scale interne
Ph. Alberto Novelli, fotografia digitale
 
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Scale interne
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Livello 1, Mark Rothko
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Livello 1
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Rotonda
Ph. Alberto Novelli, fotografia digitale
 
Direzione artistica del Restauro del Palazzo delle Esposizioni, Azienda Speciale Palaexpo, Roma (Italia), 2002 - 2007
Rotonda
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Direzione artistica del Restauro del Palazzo delle Esposizioni, Azienda Speciale Palaexpo, Roma (Italia), 2002 - 2007
Rotonda
Ph. Alberto Novelli, fotografia digitale
 
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Livello 1, Mario Cerioli
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Livello 1, Mario Cerioli
Ph. Alberto Novelli, fotografia digitale
 
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Livello 1, Mario Cerioli
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Livello 2 - Stanley Kubrik
Ph. Alberto Novelli, fotografia digitale
 
Direzione artistica del Restauro del Palazzo delle Esposizioni, Azienda Speciale Palaexpo, Roma (Italia), 2002 - 2007
Esterno
Ph. Alberto Novelli, fotografia digitale
 
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Salone centrale
Michele De Lucchi, matita su carta
 
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Salone centrale
Michele De Lucchi, matita su carta
 
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Transetto
Michele De Lucchi, matita su carta
 
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Transetto
Michele De Lucchi, matita su carta
 

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