discorso del Designer in Generale
sulla ricerca architettonica
sulla mia Produzione Privata
sull’ecologia del design
sul disegno a mano libera
sulla luce
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sull’ecologia del design

Credo che il tema dell'ecologia e del buon uso dei materiali abbia molto toccato i designer della mia generazione e credo che tutti siamo disposti a dichiarare la nostra preoccupazione per la salute di questo mondo e per le poche risorse che rimangono. Questo tema, anche se a dire il vero appare e scompare a seconda della moda, è in realtà sentito molto in profondità e molti designer si domandano cosa fare al di là di stare più attenti e di cercare di diffondere nelle aziende sensibilità sul limite delle risorse naturali.
Credo che il design non sia solo dare belle forme agli oggetti e scegliere bei materiali che si compongono bene insieme: è certamente molto di più ed è per esempio un sistema di comunicazione, un mezzo di espressione, uno strumento di business e soprattutto una forma di educazione. Mi piace molto l'idea che un oggetto di design possa favorire l'attenzione per le qualità degli oggetti e una spinta a coltivare i valori legati non solo alla bellezza e intelligenza delle cose, ma anche e soprattutto al possibile potenziale di riuso che in ogni oggetto è racchiuso. Nel mondo contadino esiste un paragone che esprime molto bene il significato di questo concetto: un bel ramo diritto di un grosso albero diventa dapprima un robusto palo per sostenere la vite, poi, una volta consumato sulla punta e inutilizzabile nella vigna, è trasformato in supporto per la palizzata, successivamente utilizzato a sostegno della gamba rotta di un tavolo, quindi a piolo della scala, quindi a manico del martello e alla fine viene bruciato e anche nella sua ultima funzione genera benefici producendo il calore del caminetto. Sotto questo aspetto il design può dare molto perché non è necessario attendere la disponibilità di nuovi straordinari e bellissimi materiali riciclati per disegnare straordinari e bellissimi prodotti di mercato, ma si può con semplici dettagli, con poche cose fatte bene e senza dispersione conquistare nuove attenzioni e nuove sensibilità sul significato degli oggetti e favorire la lunga vita della materia.
Ma non tutte le materie sono importanti e necessarie.
Mi piacerebbe dire che il materiale più bello e straordinario che esiste, più prezioso e raro, più duttile, flessibile e riciclabile, non è né la plastica, né l'alluminio, né alcuna lega di metalli e resine né il composto ultratecnologico che ancora nessuno ha inventato ma è lo spazio, l'aria, l'aria che respiriamo e dentro la quale camminiamo, che compriamo e vendiamo e scolpiamo come fosse di cera e che fin tanto che c'è non ce ne preoccupiamo ma che quando mancherà non sapremo dove andare a prendere e produrre in fabbrica non si può.
E poi c'è un altro materiale anche carissimo e che già adesso non abbiamo mai e che usiamo molto male e che purtroppo non è riciclabile (ma è anche una fortuna) e che è il tempo, le ore e i giorni che sprechiamo a fare cose sbagliate e pericolose e che non sono solo giorni e ore buttate via, ma anzi, giorni e ore spesi a farci del male.
L'aria e il tempo sono paradossalmente i materiali meno solidi e tangibili ma che più sprechiamo e che più esistono sulla terra sotto forma di qualità da recuperare e non solo sotto forma di qualità materiali ma anche e soprattutto di qualità sensoriali e spirituali, se ancora di questo si può parlare.

Michele De Lucchi
20 January 1997