discorso del Designer in Generale
sulla ricerca architettonica
sulla mia Produzione Privata
sull’ecologia del design
sul disegno a mano libera
sulla luce
sul progetto del Traliccio Enel
su Memphis
sulla nuova immagine delle Poste Italiane

 


sul disegno a mano libera

Mi è sempre piaciuto disegnare e le scelte più importanti della mia vita sono state molto influenzate da questa necessità: la scelta del lavoro che ho fatto è derivata sicuramente dalla speranza di poter tenere quotidianamente la matita in mano.
Ho disegnato molto tutta la vita ma non abbastanza per quanto avrei voluto e per quanto vorrei poter fare oggi. Il dovermi confrontare sempre più frequentemente con problemi manageriali mi ha a poco a poco allontanato da questa pratica, ed è proprio per una mia insistenza del tutto personale che riesco ancora a coltivare questa mia sperimentata abilità..
Quando avevo cominciato a studiare l'architettura tutto si faceva ancora a mano, con la matita sulla carta da spolvero, con la china sulla carta da lucido e poi via via, foglio dopo foglio, lucido sopra lucido a "lucidare" e "rilucidare" per correggere gli errori, per modificare qualche dettaglio, per preparare le presentazioni ai clienti o ai Comuni con le copie "rosse" con i "radex" etc. etc.
Il mio primo studio ancora a Firenze, era pieno di rotoli di carta, di pennini Koh-i-noor, di matite e appuntalapis, di puntine a tre punte e di lamette da barba, che servivano per grattare la china e per fare le correzioni. Mi piaceva il clima dello studio, così personale, artigianale con quel sapore di laboratorio, di luogo predisposto a sfornare progetti fatti di disegni, tanti disegni, rotoli di disegni.

Tutto questo non c'è più. Il primo computer l'ho comprato nel gennaio del 1986.

Non potrei più vivere oggi senza i miei computer. Quanti saranno? Chi lo sa? Almeno un centinaio e ne stanno arrivando altri, nuovi, più aggiornati per sostituire i più "vecchi", quelli comprati non più di tre anni fa. Non si fa a tempo nemmeno ad affezionarsi alla macchina e alla sua presenza che già te lo portano via!

Sono stati la mia ancora di salvezza i miei 47 quaderni di disegni - una linea che tiene insieme tutto il mio lavoro e mantiene comprensibile la sua evoluzione nel susseguirsi dei cambiamenti - il 48 lo sto ancora usando. Li tengo nella libreria insieme ai quadernini piccoli, alle agende, ai raccoglitori dentro ai quali cerco di organizzare i disegni in ordini vari, qualche volta per progetto, qualche altra per tipologia di oggetto, qualche altra ancora per il nome dell'azienda o del cliente.

Mi piacerebbe rivolgermi soprattutto alla generazione di architetti e designer che sta nascendo adesso, che sa godere molto più di me delle soddisfazioni che il buon uso della tecnologia può procurare oggi, che sa molto più di me di programmi parametrici, che sa raffigurare con estrema veridicità tutto quello che ancora è solo virtuale. A tutti loro vorrei dire quanta virtualità anche è possibile produrre con il disegno, quanto importante sia stato per me trasportare tutti i giorni dentro la mia borsa una scatoletta di acquerelli e una mazzetta di pennelli, quanto ho potuto godere di quei momenti irripetibili con una matita in una mano e il pennello in quell'altra. E la gomma in tasca perché di errori se ne fanno tanti.

Michele De Lucchi
4 November 1999