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sul progetto del Traliccio Enel

Disegnare i tralicci è stato un interessante sfida con la tecnologia e l'ingegneria costruttiva sia per me che per Achille Castiglioni e non possiamo negare che all'inizio eravamo alquanto spaventati.
Nella nostra professione di architetti e designer ci è capitato spesso di impegnarci in progetti al limite con le discipline da noi professate ma un progetto così impregnato di matematica, tecnica di costruzione, calcoli statici, di industria e di cultura ancora non l'avevamo mai affrontato.
Sia Achille Castiglioni che io stesso siamo abituati a disegnare per le industrie e ci siamo abituati a soddisfare le loro esigenze indipendentemente dalla specificità professionale richiesta. Abbiamo disegnato edifici, interni, banche, negozi, ristoranti, prodotti, telefoni, lampade e computer e nel caso di Castiglioni ci si riferisce oggi ad una carriera di più di cinquant'anni di attività. Seppure in questo contesto appunto l'esperienza del progetto di un traliccio è stata totalmente nuova e grandemente affascinante per il convergere di impegno tecnico scientifico e culturale ambientale.
Può sembrare facile infatti sorreggere dei cavi che possono assomigliare a corde per distendere la biancheria: basta puntellarli qua e là che se ne stanno belli tranquilli ben alzati da terra. Ma fare questo con dei cavi dove corre l'elettricità è cosa ben diversa, al di là infatti del peso e dal movimento creato dal vento bisogna garantire la solidità della struttura anche in relazione ai possibili dislivelli del terreno, alle curve, alle angolazioni che una linea di alta tensione deve poter avere nel suo percorso. I carichi e le forze in gioco quindi diventano subito molto alti e un necessario margine di sicurezza appesantisce ulteriormente il calcolo strutturale.
Sin dall'inizio Achille Castiglioni ed io volevamo disegnare un pilone che non fosse fatto a traliccio: non ci sembrava giusto infatti, in un contesto di concorso internazionale presentarci con un traliccio semplicemente di forma diversa. Abbiamo quindi lavorato per trasformare il traliccio, composto da tanti pezzi tutti uguali, in una tensostruttura composta da puntoni e tiranti. E' nato così il nostro "Sostegno per l'ambiente", una struttura cioè non solo quanto mai semplice ma anche altrettanto trasparente.
La trasparenza è infatti il cuore del progetto stesso, non solo perché necessaria nel momento dell'installazione per mitigare al massimo l'impatto ambientale, ma anche perché sono proprio le cose più trasparenti quelle che meglio sanno comunicare innovazione, modernità, contemporaneità. Il nostro traliccio è composto da otto barre uguali, collegate ciascuna a coppia sia alla base che all'estremità producendo l'effetto di due cavalletti sovrapposti. Questa struttura è resa stabile da quattro tiranti che irrigidiscono con grande semplicità ed efficacia l'intera struttura.
L'impatto dell'intero oggetto è molto meno invasivo che in passato: la forma è semplice ma non banale, la standardizzazione percepibile ma non caratterizzante.
Le qualità più riconosciute a questo oggetto riguardano soprattutto la facilità di montaggio e posizionamento, l'economicità di produzione e di trasporto, la novità iconografica nel settore dei piloni ad alta tensione e l'uso di una tecnologia statica ancora poco applicata.

Michele De Lucchi
January 2000